Acquisti da non residenti con partita IVA Italiana

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Da anni si è registrato un incremento esponenziale degli acquisti di beni tramite portali online, negozi virtuali dove la conclusione del contratto tra venditore e cliente si perfeziona per via telematica, mentre la consegna fisica del bene avviene tramite i canali tradizionali. Tali operazioni sono definite di commercio elettronico indiretto e sono assimilate al particolare regime delle “vendite a distanza”, riguardante le vendite in base a cataloghi, per corrispondenza e simili, comprese le vendite a domicilio. Dal punto di vista operativo un soggetto passivo intra-Ue, che cede beni fisici tramite il canale web, è tenuto a gestire l’operazione diversamente a seconda che l’acquirente sia una società o una persona fisica.

Capita sempre più spesso di effettuare un acquisto di beni online da un operatore intracomunitario e di vedersi recapitare una fattura con IVA, emessa da un rappresentante fiscale italiano del fornitore Ue; si tratta di un errore commesso dal cedente intra-Ue o da un errato inserimento anagrafico dell’acquirente nazionale che viene “battezzato” impropriamente dal sistema come persona fisica, invece che soggetto passivo IVA italiano. Analizziamo quali adempimenti ricadono sul cessionario nazionale in caso di acquisti tramite portali web da fornitori intracomunitari identificati o con rappresentanti fiscali in altri Paesi membri.

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Identificazione diretta o rappresentante fiscale? Un operatore intracomunitario può decidere, visto l’elevato numero di scambi commerciali verso un determinato Paese membro o la presenza di una clientela composta prevalentemente da clienti privati ivi residenti, di richiedere (per scelta o per obbligo imposto dallo Stato di destinazione) l’apertura di una posizione IVA in un altro Paese membro. In tal caso, il soggetto intra-Ue può optare per l’identificazione diretta o avvalersi dell’operato di un rappresentante fiscale.

Nel caso in cui scelga di avvalersi di un rappresentante fiscale, tale figura può essere ricoperta da una persona fisica o da persona giuridica, che sarà tenuta a svolgere tutti gli adempimenti richiesti ai fini IVA nello Stato membro di appartenenza, operando per conto del soggetto passivo non residente; così, ad esempio, è tenuto al versamento dell’imposta, alla presentazione delle dichiarazioni periodiche, etc. Il rappresentante fiscale dovrà inoltre rispondere in solido con il rappresentato, relativamente agli obblighi derivanti dall’applicazione delle norme in materia di imposta sul valore aggiunto (art. 17, comma 3, D.P.R. 633/1972).

Come anticipato, il cedente comunitario potrebbe aver diversi clienti privati (non soggetti passivi IVA) fiscalmente residenti in un diverso Stato membro. In tal caso, il cedente deve verificare le soglie di protezione esistenti in ciascun Paese membro di destinazione. Se le operazioni effettuate nell’anno sono di ammontare inferiore alla soglia di protezione, il cedente intracomunitario potrà semplicemente applicare la propria IVA interna o, facoltativamente, optare per l’applicazione dell’IVA nello Stato di destinazione. Nel caso in cui lo stesso effettui nell’anno operazioni per un ammontare superiore alla suddetta soglia, tale facoltà diventa un obbligo, ossia sorge l’obbligo di tassazione nel Paese di destinazione dei beni, tramite la nomina di un rappresentante fiscale o identificazione diretta.

Se un soggetto passivo comunitario ha effettuato in Italia, nell’anno in corso o nell’anno solare precedente, cessioni a soggetti privati per un ammontare superiore alla soglia stabilita dall’Italia, pari a 35.000 euro, le successive operazioni effettuate in Italia verso operatori persone fisiche saranno soggette all’applicazione dell’IVA nazionale, ad opera del cedente comunitario per il tramite del rappresentante fiscale italiano (o identificazione diretta).

Per quanto riguarda, invece, gli acquisti effettuati da un soggetto passivo IVA italiano, gli obblighi relativi all’applicazione dell’imposta restano in capo al cessionario residente che dovrà adempiere agli stessi tramite applicazione del reverse charge, ai sensi dell’art. 17, co. 2 del DPR 633/1972.

In tal caso la fattura deve essere emessa dalla posizione IVA del cedente comunitario e non direttamente dalla posizione IVA del rappresentante fiscale italiano (Risoluzione 21/E del 20 febbraio 2015).

Inoltre, se la merce è già all’interno del territorio nazionale, il rappresentante fiscale IT del soggetto passivo Ue avrà già provveduto alla segnalazione dell’acquisto negli elenchi riepilogativi Intrastat e, pertanto, il cessionario italiano non dovrà compilare il modello Intrastat degli acquisti (INTRA 2-bis). Su quest’ultimo punto è importante porre 2 considerazioni:

  • spesso il cedente non fornisce alcuna informazione circa la segnalazione INTRA, neanche dietro esplicita richiesta: in tal caso, è consigliabile compilare comunque il modello INTRA 2-bis (salvo ipotesi di esonero in virtù delle nuove soglie in vigore dal 1° gennaio 2018);
  • dal 1° gennaio 2018 la presentazione del modello INTRA-2 bis è diventata facoltativa se l’ammontare totale trimestrale degli acquisti intra-Ue è inferiore alla soglia di 200.000 euro, negli ultimi quattro trimestri precedenti.

In merito agli adempimenti ai fini IVA, il cessionario soggetto passivo residente riceve la fattura emessa dal fornitore Ue e assolve l’IVA ai sensi dell’art. 17, co. 2 del DPR 633/1972, provvedendo a numerare, integrare e annotare la fattura del fornitore comunitario, con l’applicazione dell’IVA sia nel registro delle vendite che nel registro degli acquisti. Nella fattura emessa dal cedente Ue possono figurare anche i dati del rappresentante fiscale IT (ad esempio per informare che gli adempimenti INTRA sono stati da lui assolti) ma lo stesso ai fini IVA non è coinvolto nell’operazione tra cedente e cessionario, entrambi soggetti passivi IVA.

In caso di mancata ricezione della fattura del fornitore Ue entro il secondo mese successivo all’effettuazione dell’operazione, il cessionario residente dovrà emettere un’autofattura entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello dell’effettuazione dell’operazione, annotandola con riferimento al mese precedente.

ESEMPI: ACQUISTO DA SOGGETTO UE CON RAPPRESENTANTE FISCALE IN IT

Ipotizziamo ora il caso di un acquisto di beni da un soggetto intracomunitario che, visto l’elevato numero di clienti persone fisiche residenti in Italia, ha scelto di avvalersi della figura di un rappresentante fiscale italiano. Tale operatore intra-Ue vende beni online tramite vari portali di e-commerce, cedendo gli stessi sia a clienti italiani privati che a soggetti passivi d’imposta.

In caso di cessioni effettuate nei confronti di un cessionario privato, ossia di una persona fisica non titolare di partita IVA, il cedente intracomunitario è tenuto a veicolare l’operazione per il tramite del proprio rappresentante fiscale italiano. In tal caso, la fattura sarà emessa dal rappresentante fiscale italiano del cedente Ue con l’applicazione dell’IVA italiana; lo stesso rappresentante sarà tenuto ad assolvere tutti gli adempimenti IVA in Italia per conto del proprio rappresentato.

In caso di cessioni effettuate nei confronti di un cessionario soggetto passivo IVA, regolarmente iscritto nell’archivio Vies, il cedente intracomunitario deve fatturare senza applicazione dell’imposta, in quanto l’IVA deve essere assolta dal cessionario italiano tramite l’applicazione del reverse charge. In tal caso, la fattura deve essere emessa dal cedente intra-Ue che, pertanto, non deve utilizzare il proprio rappresentante fiscale italiano.

Ai fini Intrastat, invece, è fondamentale sapere se la merce arriva dall’Italia o direttamente dal Paese Ue del cedente: nel primo caso, il cedente potrebbe aver gestito l’operazione per il tramite del proprio rappresentante fiscale italiano, il quale ha già assolto l’obbligo di segnalazione nel modello INTRA 2-bis degli acquisti. In tal caso, è consigliabile che il cedente Ue riporti in fattura anche i dati del proprio rappresentante fiscale italiano e le indicazioni che l’adempimento INTRA è stato da lui regolarmente assolto. In assenza di tale informazioni è sempre consigliabile contattare il fornitore per chiedere chiarimenti al riguardo.

Purtroppo, nella casistica appena descritta, capita spesso di ricevere le fatture direttamente dal rappresentante italiano del soggetto Ue con l’applicazione dell’IVA, anche quando l’acquisto è stato effettuato in qualità di soggetto passivo d’imposta. Si tratta di un errore, a volte commesso dallo stesso acquirente che predispone l’ordine via web (ad esempio, nell’inserimento anagrafico il cliente omette di compilare il campo partita IVA). In questa circostanza è consigliabile contattare il fornitore per richiedere la correzione della fattura poiché, a ben vedere, l’IVA addebitata dal rappresentante è indetraibile, in quanto non dovuta, oltre al rischio di incorrere in contestazioni per la mancata applicazione del reverse charge. Una volta riscontrato e segnalato l’errore al fornitore, se lo stesso si dimostra poco collaborativo (o peggio ancora, non sa neanche di cosa stiamo parlando) si consiglia di applicare in ogni caso il reverse charge considerando come importo imponibile il totale fattura, comprensivo dell’IVA applicata erroneamente dal rappresentante fiscale IT.

Qualora invece la merce arrivi direttamente dal Paese Ue del cedente, si tratta di un acquisto intracomunitario “ordinario”, con movimentazione dei beni dallo Stato membro del fornitore Ue a quello del cliente italiano. Pertanto, il cessionario nazionale è tenuto ad assolvere l’IVA in Italia con l’applicazione del reverse charge e a segnalare l’operazione nel modello INTRA 2-bis.

Il cedente intracomunitario potrebbe avere un’identificazione diretta in Italia, ossia aver aperto una posizione ai soli fini IVA: le conclusioni esposte nell’esempio sopra riportato trovano applicazione anche nel caso di identificazione diretta.

ESEMPI: ACQUISTO DA SOGGETTO EXTRA UE CON RAPPRESENTANTE FISCALE IN IT

Analizziamo ora il caso di un acquisto da soggetto passivo Extra-Ue con rappresentante fiscale in Italia, che gestisce per suo conto gli adempimenti ai fini IVA e il deposito delle merci in Italia (merci consegnate dall’Italia ai clienti finali IT).

In caso di cessioni effettuate nei confronti di un cessionario privato, ossia di una persona fisica non titolare di partita IVA, il cedente extracomunitario è tenuto a veicolare l’operazione per il tramite del proprio rappresentante fiscale italiano. In tal caso, la fattura sarà emessa dal rappresentante fiscale italiano del cedente Extra-Ue con l’applicazione dell’IVA italiana; lo stesso rappresentante sarà tenuto ad assolvere tutti gli adempimenti IVA in Italia per conto del proprio rappresentato.

In caso di cessioni effettuate nei confronti di un cessionario soggetto passivo IVA, il cedente extracomunitario deve fatturare senza applicazione dell’imposta, in quanto l’IVA deve essere applicata dal cessionario italiano tramite l’emissione di un’autofattura. Esattamente come nel caso del fornitore Ue, non deve essere utilizzato il rappresentante fiscale italiano. Tra i due esempi proposti esiste un’unica differenza ai fini IVA: nel caso di acquisto da operatore Ue occorre integrare il documento del fornitore comunitario mentre, nell’ipotesi del fornitore extra-Ue, occorre emettere un’autofattura che andrà registrata sia nel registro delle vendite che nel registro degli acquisti.

Il cedente extracomunitario potrebbe avere un’identificazione diretta in Italia, ossia aver aperto una posizione ai soli fini IVA: le conclusioni esposte nell’esempio sopra riportato trovano applicazione anche nel caso di identificazione diretta.

ESEMPI: ACQUISTO DA SOGGETTO UE CON STABILE ORGANIZZAZIONE IN IT

Diverso è invece il caso in cui nell’operazione viene coinvolta una stabile organizzazione italiana di un soggetto comunitario.

La stabile organizzazione di un soggetto non residente è considerata un soggetto italiano a tutti gli effetti. In questo caso la stabile organizzazione è una società operativa italiana che fattura con IVA ordinaria al cessionario residente; quest’ultimo registra la fattura nel registro IVA acquisti nazionale detraendo l’IVA, a norma dell’art. 25 del DPR 633/1972 (si pensi, ad esempio, alle fatture emesse da Amazon EU Sarl che dal 2015 ha aperto una stabile organizzazione in Italia, come filiale della sede lussemburghese).

Si consiglia di utilizzare sempre il controllo sulla banca dati Vies per verificare se la controparte estera è in possesso di una sola posizione IVA in Italia (identificazione diretta), di una stabile organizzazione o si avvale di un rappresentante fiscale.

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