Codice del Terzo Settore

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Il D.Lgs. n. 117/2017, cd. “Codice del terzo settore”, si prefigge il compito di riordinare e revisionare la materia del Terzo settore, al fine di sostenere l’autonoma iniziativa privata volta a:

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  • perseguire il bene comune;
  • elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona;
  • valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione della disciplina costituzionale di riferimento.

Indice delle domande

  1. Chi sono i destinatari delle nuove regole del Terzo settore?
  2. Quali sono le attività che qualificano gli enti del Terzo settore?
  3. Come deve essere impiegato il patrimonio degli enti del Terzo settore?
  4. Cos’è il Registro nazionale del Terzo settore?
  5. Quali sono gli obblighi contabili degli enti del Terzo settore?
  6. Cos’è il regime forfettario degli enti non commerciali del Terzo settore?
  7. Quali sono le regole previste per le associazioni e fondazioni del Terzo settore?
  8. Cosa sono le associazioni di volontariato del Terzo settore?
  9. Cosa sono le associazioni di promozione sociale del Terzo settore?
  10. Cosa sono gli enti filantropici?
  11. Cosa sono le reti associative?
  12. Cosa sono le società di mutuo soccorso?

 

1. Chi sono i destinatari delle nuove regole del terzo settore?

I soggetti destinatari della disciplina contenuta nel Codice del Terzo settore sono:

  • le organizzazioni di volontariato;
  • le associazioni di promozione sociale;
  • gli enti filantropici;
  • enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgano attività di interesse generale (ex Art.5), regolamentate con atto pubblico (o scrittura privata autenticata) redatto e registrato secondo le norme del codice;
  • le imprese sociali, tra cui sono ricomprese:
  • le cooperative sociali;
  • le reti associative;
  • le società di mutuo soccorso;
  • le associazioni, riconosciute o non riconosciute;
  • le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale.

Sono esclusi dal novero degli enti del Terzo settore:

  • le amministrazioni dello Stato, come definite all’art. 1, co. 2, del “Testo unico sul Pubblico impiego”, compresi:
  • gli istituti e scuole di ogni ordine e grado;
  • le istituzioni educative;
  • le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo;
  • gli enti territoriali (Regioni, Province, Comuni, Comunità montane) e loro consorzi e associazioni;
  • le istituzioni universitarie;
  • gli Istituti autonomi case popolari;
  • le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni;
  • tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali;
  • le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale;
  • l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie che operano al servizio delle amministrazioni pubbliche, anche locali e religiose (D.Lgs. 300/1999);
  • le formazioni e le associazioni politiche;
  • i sindacati;
  • le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche;
  • le associazioni di datori di lavoro;
  • gli enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dagli enti sopra elencati;
  • gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e confessioni religiose che non abbiano adottato il regolamento ex Art. 4 comma 3.

Il Titolo XII del Terzo settore detta le disposizioni transitorie e finali. A tal proposito si rileva che:

  • modifica il codice civile introducendo, al Titolo II Capo III, titolato “Associazioni non riconosciute e dei comitati”, il nuovo art. 42-bis rubricato “Trasformazione, fusione e scissione”;
  • modifica il D.Lgs. del 28 settembre n. 178, relativo alla “Riorganizzazione dell’Associazione italiana della Croce Rossa”

2. Quali sono le attività che qualificano gli enti del terzo settore?

Già la legge 106/2016 aveva posto le basi per l’individuazione delle attività di interesse generale caratterizzanti gli enti del Terzo settore, specificando che lo svolgimento delle attività generali debba essere coerente con le previsioni statutarie e favorire le più ampie condizioni di accesso a coloro che ne debbano beneficiare. Le attività di interesse generale devono essere individuate secondo criteri che tengono conto delle finalità civiche, solidaristiche, di utilità sociale e dei settori di attività previsti dal D.Lgs. 460/1997 (cd. Testo di riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle ONLUS) e dal D.Lgs. 155/2006 (cd. Disciplina dell’impresa sociale).

Le attività di interesse generale sono quelle aventi ad oggetto:

  • interventi e servizi sociali ex art. 1, co. 1 e 2, L. n. 328/2000, e successive modificazioni;
  • interventi, servizi e prestazioni di cui alla L. 5 febbraio 1992, n. 104, e L. 22 giugno 2016, n. 112, e successive modificazioni;
  • interventi e prestazioni sanitarie;
  • prestazioni socio-sanitarie di cui al D.M. 14 febbraio 2001e successive modificazioni;
  • educazione, istruzione e formazione professionale;
  • attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;
  • interventi e servizi volti alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni ambientali e all’utilizzazione delle risorse naturali, con esclusione dell’attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi;
  • interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio;
  • formazione universitaria e post-universitaria;
  • ricerca scientifica di particolare interesse sociale;
  • organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale;
  • organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;
  • formazione extra-scolastica, avente finalità sociali;
  • servizi strumentali ad enti del Terzo settore resi da enti composti in misura non inferiore al 70% da enti del Terzo settore;
  • cooperazione allo sviluppo;
  • servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento di soggetti nel mercato del lavoro;
  • organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche;
  • beneficenza, a sostegno di persone svantaggiate o di attività di interesse generale;
  • promozione della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata;
  • promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali, politici, dei consumatori, degli utenti di attività di interesse generale e promozionale delle pari opportunità e delle iniziative di aiuto reciproco, incluse le banche dei tempi e i gruppi di acquisto solidale;
  • protezione civile;
  • attività diverse da quelle di interesse generale, ove siano consentite dall’atto costitutivo o lo statuto e risultino secondarie e strumentali alle attività di interesse generale.

Il D.Lgs. ha integrato l’elenco delle attività di interesse generale. Tra le novità si segnalano, le attività aventi ad oggetto:

  • radiodiffusione sonora a carattere comunitario;
  • attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell’ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale;
  • alloggio sociale e ogni altra attività di carattere residenziale temporaneo diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali, formativi o lavorativi, compresa l’accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti;
  • agricoltura sociale;
  • cura di procedure di adozione internazionale;
  • riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata.

L’elenco delle attività di interesse generale può essere aggiornato con D.P.C.M. attuato su proposta dei ministri lavoro in concerto con il MEF. Le attività di interesse generale potranno essere finanziate anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva (Art. 7).

D.3 Come deve essere impiegato il patrimonio degli enti del terzo settore?

R.3 Il Codice del Terzo settore all’art. 8 specifica che il patrimonio degli enti del Terzo settore, comprensivo di ricavi, rendite, proventi, altre entrate deve essere destinato al perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. A tal fine è vietata la distribuzione, diretta e indiretta, di:

  • utili ed avanzi di gestione;
  • fondi e riserve comunque denominate;

ai fondatori, associati, lavoratori e collaboratori, amministratori ed altri componenti degli organi sociali, anche ove recedano o in ogni altra ipotesi di scioglimento individuale del rapporto associativo.

Invece, nel caso di estinzione o scioglimento dell’ente, il patrimonio residuo dovrà essere devoluto , ad altri enti del Terzo settore seguendo le disposizioni:

  • statutarie;
  • dell’organo sociale competente;
  • della Fondazione Italia Sociale.

Eventuali atti di devoluzione del patrimonio residuo compiuti in assenza o in difformità dal parere sono nulli.
Gli enti del Terzo settore, ove dotati di personalità giuridica ed iscritti nel registro delle imprese, possono costituire patrimoni destinati ad uno specifico affare.

4. Cos’è il registro nazionale del terzo settore?

Il Codice dedica tutto il Titolo VI, costituito dagli articoli da 45 a 54, alla disciplina per l’istituzione ed il funzionamento del Registro unico nazionale del Terzo settore. Il Registro è suddiviso in specifiche sezioni e l’iscrizione ad esso è obbligatoria per tutti quegli enti del Terzo settore che si avvalgono, almeno prevalentemente:

  • di finanziamenti pubblici;
  • di fondi privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni;
  • di fondi europei destinati al sostegno dell’economia sociale;

oppure

  • che esercitano attività in regime di convenzione o di accreditamento con enti pubblici;
  • che intendono avvalersi delle agevolazioni fiscali e di sostegno economico previste all’articolo 9 della L.106/2016.

Oltre alle modalità di iscrizione, termini, aggiornamento dei dati e relative sanzioni in caso di omessa trasmissione dei documenti in tal senso utili cancellazione, migrazione in altra sezione e poteri di accertamento dell’Ufficio del Registro unico nazionale, il Codice dispone una revisione periodica, realizzata almeno ogni tre anni, delle iscrizioni nel Registro.

5. Quali sono gli obblighi contabili degli enti del terzo settore?

Secondo quanto previsto dall’artt.13, 15, 17 del D.Lgs. n. 117/2017, gli enti del Terzo settore saranno tenuti a:

  • redigere il bilancio di esercizio formato:
  • dallo stato patrimoniale;
  • dal rendiconto finanziario con l’indicazione, dei proventi e degli oneri;
  • dalla relazione di missione che illustra le poste di bilancio, il carattere secondario e strumentale delle attività diverse da quelle di interesse generale, l’andamento economico e finanziario dell’ente e le modalità tramite cui, lo stesso, intende perseguire le finalità statutarie;
  • tenere a cura dall’organo amministrativo preposto:
  • il libro degli associati o aderenti;
  • il registro dei volontari impiegati;
  • il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono essere trascritti anche i verbali redatti per atto pubblico;
  • il libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’organo di amministrazione, dell’organo di controllo, e di eventuali altri organi sociali;
  • ove l’ETS non sia iscritto nel registro delle imprese deve depositare il bilancio presso il registro unico nazionale del Terzo settore.

Secondo quanto previsto all’artt. 13 e 14 gli oneri documentali di bilancio per tutti gli ETS, non si esauriscono qui ma risentono dell’ammontare dell’attivo degli enti.  In tal senso gli ETS che realizzino ricavi/rendite/proventi o entrate da attività comunque denominate (commerciali e non):

  • superiori a € 100.000: devono pubblicare annualmente ed aggiornare nel proprio sito Internet, o nel sito Internet della rete associativa cui aderiscono eventuali emolumenti o compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, dirigenti e associati. (ex Art. 14 comma 2);
  • inferiori a € 220.000[1]: potranno redigere il bilancio nella forma del rendiconto di cassa (ex Art. 13 comma 2);
  • superiori a € 1.000.000: dovranno depositare presso il Registro unico nazionale del Terzo settore, e pubblicare nel proprio sito internet, il bilancio sociale redatto secondo le Linee guida del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, anche ai fini della valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte. (ex Art. 14 comma 1).

Al comma 4 dell’art.13, sono previsti oneri specifici per ETS che esercitino attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale (ETS commerciali). Tali enti saranno tenuti a:

  • tenere il libro giornale;
  • tenere il libro degli inventari;
  • tenere altre scritture richieste dalla natura e dimensione dell’ente;
  • conservare ordinatamente per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute, nonché le copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite;
  • redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 (Redazione del bilancio) e seguenti, 2435-bis (Bilancio in forma abbreviata) o 2435-ter (Bilancio delle micro-imprese) del Codice civile);

6.  Cos’è il regime forfettario degli enti non commerciali del terzo settore?

L’art. 80 introduce un regime fiscale opzionale, valido per tutti gli Enti del Terzo Settore (ETS) non commerciali, basato su coefficienti di redditività connessi alla tipologia e all’ammontare dei ricavi:

RICAVI RELATIVI A PRESTAZIONI DI SERVIZICOEFFICIENTE
fino a €130.0007%
da €130.001 a €300.00010%
oltre €300.00017%
RICAVI RELATIVI AD ALTRE ATTIVITÀ 
ricavi fino a €130.0005%
da €130.001 a €300.0007%
oltre €300.00014%

Il reddito d’impresa sarà determinato secondo la formula:

[(ammontare totale dei ricavi) x (coefficiente di riferimento)] +

[eventuali sopravvenienze attive, dividendi, interessi, ricavi immobiliari].

Ove l’ETS eserciti contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attività, per l’applicazione del coefficiente di redditività, si dovranno considerare i ricavi percepiti dall’attività prevalente. In mancanza di una distinta annotazione dei ricavi a seconda dell’attività, si considerano prevalenti le attività di prestazioni di servizi.

Ricordiamo che:

  • adozione o revoca del regime forfettario dovranno essere esercitate con la dichiarazione annuale dei redditi. Nello specifico:
  • l’opzione ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale è esercitata e fino al momento della revoca o alla conclusione di un triennio;
  • la revoca ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa è presentata.
  • ove l’ETS opti per il regime forfettario opzionale, in sede di formazione del reddito di esercizio dovrà:
  • considerare anche le quote delle componenti positive e negative la cui tassazione o deduzione era stata rinviata;
  • computare le perdite fiscali generate nei periodi d’imposta precedenti all’adozione dell’opzione.
  • gli enti che optano per la determinazione forfetaria del reddito di impresa, sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore, dai parametri in base ai quali determinare ricavi, compensi e volume d’affari fondatamente (ex art. 3 comma 184, della legge 28 dicembre 1995, n. 549) e degli indici sistematici di affidabilità.

Condizioni necessarie in funzione delle quali il regime ex art. 86 potrà trovare applicazione sono:

  • la registrazione delle APS e ODV presso le rispettive sezioni speciali del registro nazionale del Terzo settore, indipendentemente dalla natura commerciale o meno;
  • non aver superato nel periodo d’imposta precedente a quello in cui si intende esercitare l’opzione un ammontare di ricavi pari a € 130.000 ragguagliato ad anno (o diversa soglia che dovesse essere autorizzata dal Consiglio UE in sede di rinnovo della decisione in scadenza al 31 dicembre 2019).

Il superamento del limite dell’ammontare dei ricavi, determina la fuoriuscita dell’ente dal sistema forfettario, a decorre dal periodo d’imposta successivo a quello in cui si realizza il superamento del limite di ricavi.

Anche questo specifico regime agevolato si basa su coefficienti di redditività applicati all’ammontare dei ricavi percepiti, per la determinazione del reddito imponibile. In particolare:

APSCoefficiente paria 3%
ODVCoefficiente paria 1%

All’ingresso nel regime forfettario, in sede di determinazione del reddito annuale l’ente del Terzo settore dovrà tener conto:

  • delle componenti positive e negative del reddito degli anni precedenti, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata e che non hanno ancora concorso per le quote residue alla formazione del reddito;
  • delle perdite fiscali generatesi nei periodi d’imposta precedenti al regime forfetario che possono essere computate in diminuzione del reddito.

Fermo restando l’obbligo di conservare i documenti ricevuti ed emessi, le ODV e le APS che optino per il regime forfetario sono esonerati dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili e presentano la dichiarazione dei redditi nei termini e con le modalità definite nel regolamento di cui al D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322.

7.  Quali sono le regole previste per le associazioni e fondazioni del terzo settore?

Le associazioni e le fondazioni che vengono costituite in qualità di enti del Terzo settore dovranno avere:

  • un atto costitutivo, all’interno del quale dovranno essere indicati:
  • la denominazione dell’ente;
  • l’assenza di scopo di lucro e le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite;
  • l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale;
  • la sede legale e le eventuali sedi secondarie;
  • il patrimonio iniziale;
  • le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente;
  • i diritti e gli obblighi degli associati, ove presenti;
  • i requisiti e la procedura di ammissione per i nuovi possibili associati;
  • la nomina dei primi componenti degli organi sociali obbligatori e ove previsto, del soggetto incaricato della revisione legale dei conti;
  • le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o di estinzione;
  • la durata dell’ente, se prevista;
  • nomina degli amministratori.

Lo statuto, anche se realizzato come documento separato rispetto all’atto costitutivo, ne costituisce parte integrante. In caso di contrasto tra le clausole dell’atto costitutivo e quelle dello statuto prevalgono le seconde.

  • Un’assemblea:
    • la cui costituzione è prevista all’interno dell’atto costitutivo o dello statuto;
  • con il compito di:
    • nominare e revocare i componenti degli organi sociali;
    • (nelle associazioni) nominare gli amministratori ulteriori rispetto a quelli già indicati nell’atto costitutivo, salvo il caso previsto all’art. 25 comma 2;
    • nominare e revocare, quando previsto, il soggetto incaricato della revisione legale dei conti;
    • approvare il bilancio;
    • deliberare sulla responsabilità dei componenti degli organi sociali e promuovere azione di responsabilità nei loro confronti;
    • deliberare sull’esclusione degli associati, se l’atto costitutivo o statuto, non attribuiscono la relativa competenza ad altro organo eletto dalla medesima;
    • deliberare sulle modificazioni dell’atto costitutivo o dello statuto;
    • approvare l’eventuale regolamento dei lavori assembleari;
    • deliberare lo scioglimento, la trasformazione, la fusione o la scissione dell’associazione;
    • deliberare sugli altri oggetti attribuiti dalla legge, attraverso l’atto costitutivo o lo statuto.

Le associazioni del terzo settore, che abbiano un numero di associati non inferiore a 500 possono, negli atti costitutivi o gli statuti, disciplinare le competenze dell’assemblea anche in deroga a quanto stabilito dal comma 6 dell’art. 24, sempre nel rispetto dei principi di democraticità, pari opportunità ed eguaglianza di tutti gli associati e di elettività delle cariche sociali.

  • Un organo amministrativo, i cui membri:
    • possono essere nominati nell’atto costitutivo o dall’assemblea (ma solo in parte e solo per le associazioni cui non si applica l’art 25 comma 2) ;
    • nell’atto costitutivo potrà esser richiesto che gli stessi presentino i requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza;
    • hanno rappresentanza generale;
    • insieme con i direttori, i componenti dell’organo di controllo e il revisore legale rispondono nei confronti dell’ente, dei creditori sociali, del fondatore, degli associati e dei terzi, ai sensi degli artt. 2392, 2393, 2393-bis, 2394, 2394-bis, 2395, 2396 e 2407 c.c. e dell’art.15 D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39, in quanto compatibili.
  • Un organo di controllo:
    • la cui nomina è obbligatoria per gli enti del Terzo settore aventi personalità giuridica che abbiano costituito uno o più patrimoni da destinare ad un unico affare;
    • nelle fondazioni del Terzo settore può anche essere monocratico;
    • nelle associazioni, riconosciute o non, la nomina di un organo di controllo, anche se monocratico, è obbligatoria quando siano superati per due esercizi consecutivi due dei seguenti limiti:
    • totale dell’attivo dello stato patrimoniale: € 110.000,00;
    • ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate: €220.000,00;
    • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità;

l’obbligo, al punto precedente, cessa se per due esercizi consecutivi i predetti limiti non vengono superati;

  • i cui membri dovranno esser scelti tra le categorie di soggetti di cui all’art. 2397, comma 2 c. c.;
  • se trattasi di organo di controllo a struttura collegiale, i predetti requisiti devono essere posseduti da almeno uno dei componenti;
  • vigila sull’osservanza della legge e dello statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione;
  • vigila sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile e sul suo concreto funzionamento;
  • esercita il controllo contabile nel caso in cui non sia nominato un soggetto incaricato della revisione legale dei conti o nel caso in cui un suo componente sia un revisore legale iscritto nell’apposito registro;
  • esercita compiti di monitoraggio dell’osservanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, avuto particolare riguardo alle disposizioni di cui agli articoli 5 (Attività di interesse generale), 6 (Attività diverse), 7 (Raccolta fondi) e 8 (Destinazione del patrimonio ed assenza di scopo di lucro) del Codice del Terzo settore;
  • attesta che il bilancio sociale è stato redatto in conformità alle linee guida di cui all’art. 14 L. 106/2016.
  • Un revisore legale dei conti o una società di revisione legale iscritti nell’apposito registro nominato obbligatoriamente:
  • quando siano stati costituiti patrimoni destinati;
  • da associazioni, riconosciute e non e le fondazioni del Terzo settore che abbiano superato per due esercizi consecutivi due dei seguenti limiti:
  • totale dell’attivo dello stato patrimoniale: € 1.100.000,00;
  • ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate: €2.200.000,00;
  • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 12 unità.

L’obbligo di cui sopra decade se, per due esercizi consecutivi i predetti limiti non vengono superati.

  • Una assicurazione obbligatoria contro malattie, infortuni e responsabilità civile di terzi, ove si avvalgano di volontari. A riguardo il legislatore precisa che, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del Codice del terzo settore, saranno individuati con decreto del Ministro dello sviluppo economico, i meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche, e i relativi controlli, ex Art.18.

Ove le associazioni e fondazioni del terzo settore intendano acquisire personalità giuridica, si considerano condizioni necessarie:

  • l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore, ex Titolo VI;
  • sussistenza dei requisiti costitutivi prescritti dal Codice, tra i requisiti si annovera anche la necessaria sussistenza di un patrimonio minimo, costituito in denaro o beni. Riguardo al patrimonio in questione:
  • se costituito da una somma liquida e disponibile, questa non potrà essere inferiore a €15.000 (per le associazioni), €30.000 (per le fondazioni);
  • se costituito da beni diversi dal denaro, il loro valore deve risultare da una relazione giurata di un revisore legale (allegata all’atto costitutivo) o di una società di revisione legale iscritti nell’apposito registro.

Il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica è disciplinato dal D.P.R. n. 361/2000[2].

8.  Cosa sono le organizzazioni di volontariato del terzo settore?

Le organizzazioni di volontariato (ODV) sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta e non, da un numero non inferiore a 7 persone fisiche o a 3 organizzazioni di volontariato, che realizzano prevalentemente attività di interesse generale, avvalendosi in modo prevalente di volontari associati, a favore di soggetti terzi.

Ecco in sintesi le regole principali:

  • possono prevedere nell’atto costitutivo l’ammissione, in qualità associati, di altri enti del Terzo settore o senza scopo di lucro, purché il loro numero non sia superiore al 50% del numero delle organizzazioni di volontariato;
  • possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura, entro i limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure entro i limiti occorrenti a qualificare o specializzare l’attività svolta;
  • Il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al 50% del numero dei volontari;
  • possono trarre le risorse economiche da: quote associative, contributi pubblici e privati, donazioni, lasciti testamentari, rendite patrimoniali ed attività di raccolta fondi, attività di cui all’articolo 6;
  • ai componenti degli organi sociali, ad eccezione di quelli dell’organo di controllo in possesso dei requisiti di cui all’art. 2397, secondo comma c.c., non può essere attribuito alcun compenso, salvo il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata ai fini dello svolgimento della funzione;
  • possono sottoscrivere, con le amministrazioni pubbliche, convenzioni per lo svolgimento in favore di terzi, di attività o servizi sociali di interesse generale se: siano iscritte da almeno 6 mesi nel Registro unico nazionale del Terzo settore; se presentino i requisiti prescritti ex art. 56 comma 3 del Codice del terzo settore; se sia per l’amministrazione la scelta più favorevoli rispetto al ricorso al mercato. Le convenzioni, dovranno rispettare i requisiti di cui ai commi 2 e 4 dell’art. 56 del Codice del Terzo settore;
  • possono sottoscrivere, con le amministrazioni pubbliche, convenzioni di affidamento in via prioritaria, di servizi di trasporto sanitario e di emergenza e urgenza se: iscritte da almeno 6 mesi nel Registro unico nazionale del terzo settore ed aderenti ad una rete associativa; se, tenuto conto della natura del servizio, l’affidamento diretto garantisca l’espletamento del servizio di interesse generale;
  • per la realizzazione di progetti sperimentali elaborati anche in partenariato con altre organizzazioni di volontariato e in collaborazione con gli enti locali, finalizzati a fronte ad emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate, il legislatore ha previsto che le risorse di cui all’articolo 73, comma 2, lettera a), siano finalizzate alla concessione di contributi;
  • per lo svolgimento di attività di interesse generale, le organizzazioni di volontariato possono ricevere, soltanto il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate;
  • nella denominazione sociale dovrà essere riportata la tipologia dell’organizzazione o l’acronimo ODV.

9.  Cosa sono le associazioni di promozione sociale del terzo settore?

Le associazioni di promozione sociale (APS) sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta e non, da un numero non inferiore a 7 persone fisiche o a 3 associazioni di promozione sociale per lo svolgimento in favore dei propri associati, familiari o di terzi di attività di interesse generale.

Ecco in sintesi le regole principali:

  • devono avvalersi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati;
  • (salvo che non si tratti di enti di promozione sportiva), possono prevedere l’ammissione come associati di altri enti del Terzo settore, a condizione che il loro numero non sia superiore al 50% del numero delle associazioni di promozione sociale;
  • possono (in un numero non superiore al 50% del numero dei volontari o del 5% del numero degli associati) assumere lavoratori dipendenti ovvero avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura, anche dei propri associati, salvo casi di incompatibilità;
  • possono sottoscrivere, con le amministrazioni pubbliche, convenzioni finalizzate allo svolgimento in favore di terzi, di attività o servizi sociali di interesse generale se: siano iscritte da almeno 6 mesi nel Registro unico nazionale del Terzo settore; se presentino i requisiti prescritti ex art. 56 comma 3 del Codice del terzo settore; se sia per l’amministrazione la scelta più favorevole rispetto al ricorso al mercato;
  • per la realizzazione di progetti sperimentali elaborati anche in partenariato con altre associazioni di promozione sociale e in collaborazione con gli enti locali, finalizzati alla formazione degli associati, al miglioramento organizzativo e gestionale, all’incremento della trasparenza e della rendicontazione al pubblico delle attività svolte o a far fronte a particolari emergenze sociali, in particolare attraverso l’applicazione di metodologie avanzate o a carattere sperimentale il legislatore ha previsto che le risorse di cui all’articolo 73, comma 2, lettera b), siano finalizzate alla concessione di contributi;
  • nella denominazione sociale dovrà essere riportata la tipologia dell’organizzazione o l’acronimo APS. 

10.  Cosa sono gli enti filantropici?

Gli enti filantropici sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione riconosciuta, o di fondazione al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale.

Ecco in sintesi le regole principali:

  • nell’atto costitutivo dovranno riportare i principi alla base della gestione del patrimonio, della raccolta di fondi e risorse in genere, della destinazione, delle modalità di erogazione di denaro, beni o servizi e delle attività di investimento a sostegno degli enti di Terzo settore;
  • possono trarre risorse economiche, necessarie allo svolgimento della propria attività principalmente, da contributi pubblici e privati, donazioni, lasciti testamentari, rendite patrimoniali ed attività di raccolta fondi;
  • dovranno indicare nel bilancio sociale l’elenco e gli importi delle erogazioni deliberate ed effettuate nel corso dell’esercizio e i beneficiari (diversi dalle persone fisiche);
  • nella denominazione sociale dovrà essere riportata la tipologia dell’organizzazione.

11. Cosa sono le reti associative?

Le reti associative sono enti del Terzo settore costituite in forma di associazioni riconosciute e non che associano, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, un numero di enti del Terzo settore almeno pari a 500 ovvero fondazioni del Terzo settore, almeno in un numero pari a100, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno cinque regioni o province autonome.

Ecco in sintesi le regole principali:

  • nell’atto costitutivo (ovvero nello statuto) dovranno indicare: l’ordinamento interno; la struttura, composizione, funzionamento, degli organi sociali delle reti associative; la competenza dell’assemblea degli associati; il diritto di voto degli associati in assemblea e le modalità di delega ad essi applicate, anche in deroga a quanto stabilito dall’Art. 24;
  • svolgono attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti del Terzo settore (loro associati) e delle loro attività di interesse generale, anche allo scopo di promuoverne ed accrescerne la rappresentatività presso i soggetti istituzionali;
  • possono promuovere partenariati e protocolli di intesa con le pubbliche amministrazioni e con soggetti privati;
  • possono svolgere (o anche solo promuovere) attività di monitoraggio dell’attività degli enti ad esse associati, di cui predispongono una relazione annuale al Consiglio nazionale del Terzo settore;
  • possono assumere la qualifica di “reti associative nazionali” ove associno, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, almeno 500 enti del Terzo settore o, in alternativa, almeno 100 fondazioni del Terzo settore, aventi sedi legali o operative presenti in almeno 10 regioni o province autonome;
  • possono accedere alle risorse del Fondo per il finanziamento di progetti e di attività di interesse generale nel Terzo settore purché: siano costituite e operative da almeno un anno; siano iscritte nell’apposita sezione del Registro unico nazionale del Terzo settore; i rappresentanti legali e amministratori non abbiano riportato condanne penali passate in giudicato per reati che comportano l’interdizione dai pubblici uffici;
  • non potranno destinare le risorse ad enti diversi dalle ODV, APS ovvero fondazioni (ex. art. 9, co.1, lett. g) della legge 106/2016);
  • ove operino nel settore civile, in attuazione della L. delega 30/2017, dovranno tener conto anche delle disposizioni in materia di protezione civile.

12. Cosa sono le società di mutuo soccorso?

Le società di mutuo soccorso sono soggetti non lucrativi aventi personalità giuridica che perseguono finalità di interesse generale erogando prestazioni di natura sociosanitaria e previdenziale solo a soci e a loro familiari, che versino in stato di bisogno, a fronte di contributi annuali versati dai soci stessi, a titolo di adesione a un piano assistenziale.

Ecco in sintesi le regole principali:

  • devono essere iscritte nella sezione delle imprese sociali presso il Registro delle imprese, nell’apposita sezione dell’Albo delle società, salvo che il versamento annuo di contributi associativi di cui godono, non superi i € 50.000 e che non gestiscono fondi sanitari integrati;
  • possono erogare trattamenti, prestazioni e servizi di natura socio sanitaria e assistenziale;
  • possono erogare somme di denaro per il rimborso di spese sanitarie o per il pagamento di indennità alle famiglie in stato di gravissimo disagio economico;
  • possono istituire e gestire i fondi sanitari integrativi al Sistema sanitario nazionale (SSN);
  • possono promuovere attività di carattere educativo e culturale aventi finalità di prevenzione sanitaria e di diffusione dei valori mutualistici;
  • possono istituire e gestire i fondi sanitari integrativi al Sistema sanitario nazionale (SSN);
  • possono promuovere attività di carattere educativo e culturale aventi finalità di prevenzione sanitaria e di diffusione dei valori mutualistici;
  • possono collaborare con altre società di mutuo soccorso;
  • se già esistenti alla data di entrata in vigore Codice del terzo settore, e intendano entro tre anni da tale data trasformarsi in associazione del Terzo settore o associazioni di promozione sociale, mantengono il proprio patrimonio, anche in deroga all’art. 8, comma 3, della L. n. 3818/1886;
  • sono esonerate dall’obbligo di versamento del contributo del 3% sugli utili netti annuali ex art. 11 della L. 59/199239, perché il modello societario adottato non è idoneo a produrre utili.

[1] È quindi presumibile pensare che gli ETS che realizzino ricavi/rendite/proventi o entrate da attività comunque denominate per un valore superiore alla soglia dei € 220.000 debbano tenere un bilancio composto da: stato patrimoniale, rendiconto finanziario e relazione di missione (non necessaria nel caso in cui non si raggiunga la soglia dei € 220.000). L’organo amministrativo dell’ETS, indipendentemente dal superamento o meno della soglia di ricavi/entrate indicata, sono tenuti a documentare il carattere strumentale e secondario delle attività diverse ex art. 6.

[2] D.P.R, 10/02/2000 n. 361 – “Semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche” (G.U. 07/12/2000).

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