Credito imposte pagate all’estero

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Nel caso in cui un contribuente abbia percepito durante il 2017 redditi esteri ed abbia pagato delle imposte nel Paese estero dal quale proviene il reddito, è opportuno che lo stesso valuti se può portare in detrazione tali imposte in sede di compilazione del modello Redditi 2018. Nella nostra rubrica “Sapere per fare”, approfondiremo tale casistica e la modalità di compilazione del modello Redditi 2018.

Si tratta di credito d’imposta per le imposte pagate all’estero quando un contribuente, fiscalmente residente in Italia, ha prodotto redditi all’estero. In questa situazione, infatti, il contribuente sarebbe soggetto ad una doppia imposizione:

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  • una in Italia, in quanto la residenza fiscale in Italia comporta la tassazione sui redditi ovunque prodotti;
  • una all’estero, per i redditi lì prodotti e tassati a titolo definitivo.

Per evitare che il contribuente paghi due volte le imposte sul medesimo reddito (quindi per porre rimedio al problema della doppia imposizione), il legislatore italiano ha previsto il credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero dai soggetti fiscalmente residenti in Italia.

Per poter beneficiare del credito d’imposta, è necessario che siano realizzate le seguenti condizioni:

  • produzione di un reddito estero. Per determinare quando un reddito si considera prodotto all’estero, si fa riferimento alle Convenzioni contro le doppie imposizioni. In assenza delle convenzioni, si applicano specularmente gli stessi criteri utilizzati per stabilire quando un reddito si considera prodotto in Italia, riferendoli però allo Stato estero. In pratica, si considerano prodotti all’estero quei redditi che si considererebbero prodotti in Italia nel caso fossero prodotti da un non residente;
  • concorso del reddito estero alla formazione del reddito imponibile in Italia. Una volta stabilito che è possibile scomputarsi il credito per le imposte pagate all’estero, è necessario capire se lo stesso risulti incluso o meno nel reddito complessivo del contribuente. Infatti, solo nel caso in cui il reddito estero rientri nel reddito complessivo del contribuente potranno essere effettuati i calcoli per determinare il credito spettante. In caso contrario, il soggetto non potrà usufruire del credito per le imposte pagate all’estero e, di conseguenza, rimarrà inciso anche delle imposte estere;
  • pagamento delle imposte estere a titolo definitivo. La definitività dell’imposta pagata all’estero coincide con la sua “irripetibilità”, ossia con la circostanza che essa non è più suscettibile di modificazione a favore del contribuente (M. n. 9/E del 2015).

Pertanto  le imposte pagate a titolo di acconto o in via provvisoria, o quelle per cui c’è la possibilità di ricevere il rimborso (totale o parziale), non possono essere considerate definitive. Il credito d’imposta:

  • spetta fino a concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero (RE), e il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione (RNC)[1];
  • in ogni caso non può essere superiore all’imposta netta italiana relativa all’anno di produzione del reddito estero.

Ai fini del calcolo si applica la seguente formula:

Credito d’imposta imposte pagate all’estero=  RE     × imposta italiana
RNC

Se il reddito prodotto all’estero concorre parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l’imposta estera va ridotta in misura corrispondente. 

Il credito d’imposta va utilizzato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta cui si riferisce il correlato reddito, a condizione che il pagamento dell’imposta estera a titolo definitivo sia avvenuto anteriormente alla presentazione della stessa.

Il comma 5 dell’art. 165 del TUIR prevede un’eccezione a tale regola che, per effetto del D.Lgs. n. 147/2015 (decreto internazionalizazione), è applicabile a tutti i contribuenti[2].

Dal 2015 è possibile per tutti i contribuenti scomputare il credito d’imposta dalle imposte dovute anche nel caso in cui le imposte estere siano divenute definitive entro il termine di presentazione del mod. Redditi del primo periodo d’imposta successivo.

Tale facoltà, è subordinata all’indicazione, nella dichiarazione dei redditi, delle imposte estere detratte per le quali non è ancora intervenuto il pagamento a titolo definitivo.

Qualora entro il termine stabilito non si verifichi la condizione di definitività del pagamento, l’effetto

dell’opzione viene meno retroattivamente e la detrazione operata diviene indebita.Il credito d’imposta va indicato in un specifico quadro della dichiarazione dei redditi, che dal 2015 è il quadro CE, che è così composto:

Sezione Idati necessari alla determinazione del credito d’imposta per redditi prodotti all’estero, di cui all’art. 165 comma 1 del TUIR e del c.d. credito indiretto.
Sezione IIeccedenze d’imposta nazionale ed estera ed eventuale credito spettante (art. 165, comma 6, TUIR).
Sezione IIIriepilogo dei crediti d’imposta determinati nelle precedenti Sezioni.

Secondo quanto indicato nella C.M. n. 9/E del 2015 il contribuente deve possedere i seguenti documenti:

  • un prospetto recante l’indicazione, Stato per Stato, dei redditi ivi prodotti, delle imposte pagate e del credito spettante;
  • la copia della dichiarazione dei redditi prodotta all’estero, se è previsto tale adempimento;
  • la ricevuta di versamento delle imposte estere;
  • l’eventuale certificazione rilasciata dal soggetto che ha corrisposto i redditi;
  • l’eventuale richiesta di rimborso (qualora non sia inserita direttamente nella dichiarazione dei redditi).

[1] Se il rapporto tra RE (reddito estero) e RCN (reddito complessivo al netto delle perdite), è superiore ad 1, esso si considera pari ad 1.

[2] Non più solo  per   i   redditi   d’impresa   prodotti  all’estero  mediante  stabile organizzazione o  da  società aderenti al consolidato mondiale.

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