Dichiarazione d’Intento cosa indicare in fattura?

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Nelle prossime righe approfondiremo gli adempimenti inerenti le dichiarazioni d’intento ricevute e quali sono i dati da inserire in fattura.
L’onere di chi è passivo di dichiarazione d‘intenti è innanzitutto, secondo l’art.6 dpr 633/72, la verifica della ricevuta della dichiarazione tramite portale dell’AdE. Per effettuare tale adempimento, di cui consigliamo di tenere traccia stampando la pagina di verifica e faldone contente le dichiarazioni d’intento ricevute ordinate con numerazione interna, è sufficiente fare accesso alla seguente pagina LINK.
A seguito dell’obbligo della fattura elettronica, la quale va emessa senza Iva, si deve riportare i seguenti dati:
  • la dicitura obbligatoria di “operazione non imponibile”;
  • la natura dell’operazione N3;
  • il riferimento normativo dell’articolo 8, comma 1, lett. c), D.P.R. 633/1972 (non quello delle esportazioni EXTRA CEE);
  • gli estremi della dichiarazione d’intento ricevuta (il protocollo attribuito dall’AdE alla stessa) e la numerazione attribuita dal fornitore il tutto nel campo oggetto;
  • l’indicazione “Bollo assolto ai sensi del Decreto MEF 17.06.2014 (articolo 6)” e l’importo (si ricorda che l’imposta di bollo è obbligatoria se l’importo fatturato è superiore ai 77,47 euro, l’operazione sarà assoggettata all’imposta di bollo da 2 euro, abbiamo scritto un’articolo specifico).

Successivamente il fornitore deve inoltre indicare le fatture emesse nella dichiarazione annuale Iva – rigo VE31 “Operazioni non imponibili a seguito di dichiarazioni di intento” – e nel quadro VI il numero delle dichiarazioni di intento ricevute, oltre alla partita Iva del cessionario/committente.
Il plafond può essere utilizzato dall’esportatore abituale per singole operazioni oppure per più operazioni “fino a concorrenza di euro”. La dichiarazione d’intento presentata dall’esportatore abituale può essere sospesa per un determinato periodo di tempo, previa comunicazione esplicita al fornitore (consigliabile a mezzo pec): a tal proposito, con la consulenza giuridica 954-6/2018 l’Agenzia ha confermato la possibilità per l’esportatore di non avvalersi del plafond con riferimento ad alcune operazioni, legittimando l’emissione di una fattura con addebito dell’Iva da parte del cedente/prestatore.

Il fornitore incorre in sanzioni amministrative nel caso in cui non segua le procedure richieste.

  • L’omessa numerazione e annotazione è sanzionabile da 516 a 2.582 euro ai sensi dell’articolo 2, comma 2, D.L. 746/1983.
  • La mancata indicazione degli estremi della dichiarazione nella fattura non è sanzionabile in modo specifico, tuttavia si potrebbe ritenere applicabile la sanzione per le irregolarità formali, da 250 a 2.000 euro (articolo 8 D.Lgs. 471/1997). Si applica la sanzione da 250 a 2.000 euro in capo al fornitore dell’esportatore abituale che effettua cessioni o prestazioni prima di aver ricevuto la dichiarazione dintento e verificato telematicamente l’avvenuta presentazione all’AdE (articolo 7, comma 4-bis, D.Lgs. 471/1997) (dal 2020 sarà sanzionata la non indicazione del protocollo dell’agenzia con sanzioni indicate precedentemente).
  • Nel caso di emissione di fattura con dichiarazione di intento oltre il limite del plafond disponibile si applica la sanzione dal 100 al 200% dell’Iva per emissione di fattura non imponibile in mancanza di dichiarazione di intento, oltre a sanzione e interessi per eventuale ritardato versamento dell’Iva (articolo 7, comma 3, D.Lgs. 471/1997).

L’obbligo invece che rimane in capo all’esportatore abituale, cioè colui che ha emesso dichiarazione d’intento, è la prova dell’avvenuta esportazione di cui avevamo già parlato in precedenza.

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