IRI (Imposta sul Reddito Imprenditoriale) – cos’è e conviene davvero?

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La nuova legge di stabilità 2017 introdurrà l’IRI, ovvero l’imposta sul reddito imprenditoriale. Ancora in fase ipotetica consentirebbe una tassazione fiscale piatta: un’aliquota fissa al 24%, come è già presente nell’IRES per le società di capitali.

I soggetti interessati a questa nuova aliquota saranno: ditte individuali, società di persone e SRL in regime di trasparenza. La differenza principale che possiamo constatare tra IRPEF e IRI è la non possibilità di dedurre i contributi previdenziali e “scaricare” sull’irpef lorda eventuali detrazioni personali quali spese mediche, mutuo o figli a carico.

L’IRI, come dice l’acronimo Imposta sul Reddito Imprenditoriale, riguarda solo il reddito di attività imprenditoriale (esclusi i “prelievi” degli utili) e solo per imprese in contabilità ordinaria, obbligando le imprese in contabilità semplificata a rinunciare ai vantaggi in termini di tenuta di registri e adempimenti ad accedere a questa tipologia di tassazione.

Riassumendo, grazie alla tassazione IRI si può avere una percentuale di aliquota più bassa rispetto all’IRPEF (in quanto l’incidenza media delle addizionali è il 2%) ma la tassazione ordinaria offre la possibilità, a differenza dell’IRI, di poter dedurre dall’imponibile i contributi previdenziali e “scaricare” sull’IRPEF lorda eventuali detrazioni personali (come spese mediche). Attenzione, però, perché anche i prelievi degli utili dell’anno escono dall’IRI e rientrano nel reddito complessivo. Quindi, un imprenditore con un’elevata incidenza di prelievi potrebbe comunque salvare le detrazioni.
Lo stesso vale per chi ha redditi diversi da quelli d’impresa, come il lavoratore dipendente che sia anche accomandante nella Sas di famiglia (terzo esempio nel grafico a fianco) o il commerciante che possiede immobili locati (quarto esempio). In quest’ultimo caso, però, va posta un’avvertenza: se il contribuente dovesse optare per la cedolare sulle locazioni abitative, si troverebbe di fatto a beneficiare di due regimi alternativi all’Irpef e rischierebbe di non poter sfruttare eventuali bonus “personali”.

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Esempio:

Artigiano con ditta individuale Commerciante con ditta individuale
Reddito Lordo  €            31.692,00 Reddito Lordo  €            76.793,00
Tassazione senza opzione IRI  €              5.767,00 Tassazione senza opzione IRI  €            15.994,00
Tassazione IRI  €              5.082,00 Tassazione IRI  €            18.430,00
Dipendente SAS con partecipazione Commerciante con immobili locati
Reddito CU  €            40.225,00 Reddito affitto  €            12.480,00
Reddito Partecipazione  €            31.282,00 Reddito attività commerciante  €            28.482,00
Tassazione senza opzione IRI  €            24.984,00 Tassazione senza opzione IRI  €              9.648,00
Tassazione IRI  €            19.320,00 Tassazione IRI  €              7.693,00
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