I chiarimenti del’INL sulla tracciabilità delle retribuzioni dal 1° luglio 2018

0
14

Dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o i committenti non potranno più corrispondere la retribuzione o il compenso della collaborazione per mezzo di denaro contante, direttamente al lavoratore o al collaboratore. Le modalità ammesse saranno il bonifico, altri mezzi di pagamento elettronici e l’assegno.

Di seguito un riepilogo delle nuove regole, alla luce dei recenti chiarimenti offerti dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) con la nota n. 4538 del 22.05.2018.

Contattaci per sottoporci la tua situazione, penseremo noi ad affiancarti per poterti aiutare a risolvere la tua problematica.
Verificheremo che ciò che hai letto nel nostro articolo sia effettivamente applicabile al tuo caso. Affida i tuoi problemi ad una squadra per risolverli. Chiamaci !

IL DIVIETO DI PAGAMENTO IN CONTANTI DELLE RETRIBUZIONI

La Legge di Bilancio 2018 (art. 1 commi 910-913 L. 205/2017) ha previsto che dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro/committenti non potranno più corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore[1], qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.

Dal 1° luglio 2018 scatterà, infatti, l’obbligo di corrispondere ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento[2], a un suo delegato.

AMBITO DI APPLICAZIONE

Il divieto di corrispondere la retribuzione attraverso denaro contante è previsto  per:

  • ogni tipo di lavoro subordinato di cui all’art. 2094 del c.c.;
  • ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa. In tale categoria si dovranno ricomprendere, sia le collaborazioni organizzate dal committente previste dall’art. 2, c.1, del D. Lgs. n. 81/2015 (ricomprese nella disciplina del lavoro subordinato), sia quelle escluse dal secondo comma del citato articolo, ad eccezione dell’attività prestate dagli organi di amministrazione e di controllo delle società, ed infine quelle che non avendo i requisiti di cui al c.1, sono da ricomprendere nelle collaborazioni previste dalla disciplina di cui all’art. 409, c. 3, c.p.c.;
  • contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge n. 142/2001.

Il divieto non si applica, invece:

  • ai rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione (art. 1, c.2, d.lgs n.165/2001);
  • al lavoro domestico (l. n.339/1958) rientranti nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale;

ai compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi di natura occasionale, in quanto non espressamente richiamati dal comma 912 della L. 205/2017.

MODALITA’ DI PAGAMENTO AMMESSE

Le modalità ammesse, per la corresponsione della retribuzione, o di anticipi di essa, sono:

  • bonifico sul conto indicato dal lavoratore ed identificato con un codice IBAN;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • apertura di un conto di tesoreria presso uno sportello bancario o postale ed effettuare un mandato di pagamento a favore del lavoratore;
  • emissione di un assegno bancario o circolare consegnato direttamente al lavoratori. In caso di comprovato impedimento si potrà consegnare l’assegno a un suo delegato. E’ sempre comprovato l’impedimento quando il delegato nominato dal lavoratore è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, purché di età non inferiore a 16 anni.

La scelta di una delle previste modalità di pagamento potrà essere inserita nel contratto di lavoro, in tal modo si potrà prevedere una formula di quietanza diversa dalla soppressa sottoscrizione della busta.

QUIETANZA DI PAGAMENTO DELLA RETRIBUZIONE

La disciplina prevede che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. Tale previsione dovrebbe essere valida anche per i rapporti di lavoro originati da contratti di collaborazione coordinata e continuativa.

L’obbligo di redigere la busta paga è prevista dall’art. 1 L. n. 4/1953, la sottoscrizione per ricevuta di tale prospetto non è mai stata considerata quietanza dell’avvenuto pagamento della retribuzione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25463 del 26.10.2017 ha chiarito che “è onere del datore di lavoro di consegnare ai propri dipendenti i prospetti contenenti tutti gli elementi della retribuzione e che, comunque, i detti prospetti, anche se eventualmente sottoscritti dal prestatore d’opera con la formula “per ricevuta”, non sono sufficienti per ritenere delibato l’effettivo pagamento, potendo costituire prova solo dell’avvenuta consegna della busta paga e restando onerato il datore di lavoro, in caso di contestazione, della dimostrazione di tale evento”.

SANZIONI

L’Ispettorato del Lavoro, con la nota n. 4538 del 22.05.2018, ha chiarito  che costituiscono violazione della suddetta norma anche:

  • la corresponsione delle somme con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore (e riportate al paragrafo precedente);
  • il versamento delle somme non sia realmente effettuato (ad esempio se il bonifico venga poi revocato o l’assegno emesso poi annullato prima dell’incasso).

La norma non prevede la sanzione per il pagamento in contanti, ma solo per il mancato utilizzo dei mezzi di pagamento della retribuzione previsti dalla novella. Si dovranno, quindi,  rispettare rigorosamente tali modalità prestando attenzione anche all’ipotesi di comprovato impedimento del lavoratore, nel caso di utilizzo dell’assegno o bancario o circolare.

Per i datori di lavoro o committenti che violano la disposizione sulle modalità di corresponsione della retribuzione, viene comminata una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro. L’Ispettorato del Lavoro ha chiarito che una volta ravvisata la violazione non sarà possibile diffidare il datore di lavoro a provvedere alla regolarizzazione entro un determinato termine, ma dovrà direttamente irrogare la sanzione.

Sarà possibile, invece, pagare una somma:

  • ridotta a 1/3 del massimo della sanzione prevista;
  • o, se più favorevole, pari al doppio del relativo importo;

oltre alle spese del procedimento.

La sanzione dovuta pertanto sarebbe pari a 1.667 (5.000/3) e andrebbe pagata tramite il mod. F23 con il codice tributo “741T”, entro 60 giorni dalla notifica del verbale di accertamento.

RICORSO

L’Ispettorato del Lavoro, con la nota n. 4538 del 22.05.2018, ha chiarito  che il datore di lavoro, in caso di ricevimento del verbale di contestazione e notificazione , può presentare entro 30 giorni:

  • ricorso alla sede territoriale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (art. 16 D.lgs. 124/2004);

scritti difensivi all’Autorità che ha ricevuto il predetto rapporto (art. 18 L. 689/1981).

[1] Per rapporto di lavoro, ai fini di cui sopra si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142.

[2] L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Contattaci per sottoporci la tua situazione, penseremo noi ad affiancarti per poterti aiutare a risolvere la tua problematica.
Verificheremo che ciò che hai letto nel nostro articolo sia effettivamente applicabile al tuo caso. Chiamaci !